mercoledì 28 febbraio 2007

Milano d'agosto

fuori
intanto
scivola agosto
come una gonfia domenica
lento
solca le case
come l'ombra d'un'enorme nube
nei parchi soli
che sembran ragionieri col riporto,
tra latte di macchine,
nelle piazze abbacinate di turisti
col sole a spada sul duomo
che anche le ombre vanno a nascondersi.

tre piccioni, due bambini, un vigile, un venditore di cibo per piccioni,
i genitori di due bambini, un uomo con la famiglia al mare e la madre di un vigile
camminano.

Sui gradini
un vecchio con la famiglia nel portafoglio, quattro turiste giapponesi, una coppia di tedeschi,
due nigeriani, un senegalese, tre albanesi, un croato e cinque slavi
siedono.

Tra le loro spalle e il duomo
una famiglia americana viene speronata da una zingara.

E' come un acquario
denso
e dentro boccheggio.
Mi scollo dal gradino, ciccacemento gusto topo.
potrei sempre farmi scrivere il nome in cinese su un chicco di riso.
in cambio gli darei tutti i miei pensieri.
La testa
vuota come un loft,
e nel centro
sospeso
candido come un fiocco,
un chicco di riso.
che pace sarebbe.

Scendo da Ricordi, spendo centotrentasettemilalire
per quattro dischi,
centosettantasetteminutidimusicatotali.
risalgo in galleria.
che non si ferma mai
anche d'agosto spinge persone a pressione
dal duomo a piazza scala, da piazza scala al duomo,
come una pompa idraulica,
nella fogna d'agosto.

Mi faccio espellere in duomo.
Sono le trediciequarantuno
un piccione mi guarda chiedendo pietà,
gli indico una camionetta dei carabinieri,
gli consiglio di riposarsi all'ombra d'una ruota.
attraverso.
E' pieno di turisti che fotografano; come un campo minato
con cellule fotoelettriche, che appena gli passi davanti
echeccazzo suona l'allarme.
allora via a girarci attorno.
Per non rovinargli qualche foto di merda
identica a qualunque cartolina
solo più brutta
con in più la faccia della moglie
solo più brutta.

Arrivo al motorino.
Non ce l'ha fatta.
Lo trovo riverso come un cavallo.
Per meta' già digerito dall'asfalto sciolto.
Lo finisco a calci, recupero poche cose dal bauletto
e mi butto nel metrò
(nel, mica sotto)

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