NEBRASKANOIR
PROLOGO
Sta a isola nel nulla
cinto di pietre a secco
che sembrano
il sorriso d'un vecchio
SCENA 01
Zerocinquetrentotto
cielo grigio cobalto
l'alba arriva
con quel suo odore di deserto che cambia odore
deserto
di sassi, cespugli e arbusti
a perdita d'occhio.
La strada nera lavagna che s'incendia.
Rombo
gomma e ciottoli.
Nera,
a pelo d'asfalto
che spugna fuori acqua
al passo delle ruote
una Pontiac Trans Am del '74
sfreccia
110 miglia l'ora
fisse.
il parabrezza un'ecatombe d'insetti e terra
per un lampo riflette un cartello
come gettato dall'alto a lato della strada
ma resta indietro
inchiodato
asta dado due bulloni cartello e tre fori
tutto
rigorosamente
arrugginito
fori a parte.
Statale 45
si legge.
Sul sedile
di fianco al guidatore
un pacchetto di sigarette
un accendino
e una Beretta Cougar.
Sul sedile del guidatore
Mikey T.J. Benson
abbandonata sul sedile di dietro
bellissima
Fyona Benson
sua moglie.
E' vestita da sposa
ha le mani e i piedi legati
e quattro fori di proiettile nel petto
le gomme a 110 miglia scagliano ciottoli in ogni direzione.
8 miglia più a nord
sopra ai grilli
gracchiare di radio
quattro uomini,
nelle condense dei loro fiati
avvolti in luci blu-rosse roteanti
e giacche marroni
che il deserto e' così
un attimo prima crepi dal freddo
un attimo dopo dal caldo
e comunque a casa si stava meglio, damn god.
Fred Lowson, sceriffo della contea
ha disposto un posto di blocco
si sono disposti
per l'appunto
all'incrocio 47
Lui, Kormey, Grison e Luke
e tre macchine
- a tenaglia greca !
se ne esce Fred;
cose che avrà visto su discovery
- impenetrabile !
i fari dei tetti verso la strada
e loro dietro
i fucili a pompa in mano
in attesa.
Silenzio
grilli a parte
e animali
insomma il deserto che respira
ma niente d'altro
poi
lontano
rumore
- arriva, arriva !
grida Luke
Kormey lo colpisce sul coppino
Fred controlla che il fucile abbia il colpo in canna
s'inginocchia
gomiti sul cofano
sputa per terra
e aspetta.
Luke tace pensando al calore della sua casa
e al seno della sua donna.
Grison si caga addosso.
115 miglia l'ora
nera, la Pontiac, un'enorme aquila sul cofano
esplode cespugli
spaccando la strada.
Fred Lowson sputa per terra
Mikey T.J. Benson
fissa
dritta
la lama della strada
porta una mano alla radio
"I met her on the strip three years ago
In a camaro with this dude from l.a.
I blew that camaro off my back
and drove that little girl away..."
aggiusta lo specchietto
anche da morta e' bellissima.
SCENA 02
Ci sono molte angolazioni da cui guardare una pistola.
Nessuna
e' peggiore di questa.
Ventidue e dieci.
Bianche
luci da drugstore,
sopra la cassa una telecamera
che un poco
fuma ancora.
Di fianco alla cassa
in tenuta da football
la foto di Rurkey Jamson,
il gestore,
quando era una star del college;
il vetro non c'è più,
come pure la faccia
al posto
un buco
ma grosso
e il muro.
Alla cassa
ventun anni faccia da libri
tre penne infilate nel taschino
e la targhetta
Timothy Jamson
trema
vistosamente
Ci sono molte angolazioni da cui guardare una pistola.
Nessuna
e' peggiore di questa;
a quindici centimetri dal suo terzo occhio
rigata,
lucida e implacabile
la canna di una Beretta Cougar
la mano che la tiene e' ferma
l'altra
abbraccia una donna vestita da sposa
capelli castani
occhi verdi e veloci.
Domani ha l'esame di fisica
Timothy
e trema
vistosamente
a volte
lei gli getta
occhiate furbe
ma dolci
piccoli salvagenti
ai quali si aggrappa
per riposare un poco
in quella tempesta in cui e' finito.
- Timothy !,
dice lui, indicando la targhetta con la pistola
me li dai questi cazzo di soldi
o no !?
per favore...
Con una mano che ci potresti montare la panna
gli porge settenatacinque dollari
monetine escluse.
- Ti prego, non mi uccidere
gli scendono lacrime
come topi che abbandonanao la nave
che affonda
- E perché cazzo dovrei ucciderti ?
- Timothy, mi regali un pacchetto di marlboro ?
gli dice lei
dolcissima
porte in alluminio e vetro
escono
lei, una stecca sotto braccio.
Pontiac Trans Am
nera
di sfondo
abbracciati si baciano
lingue nelle lingue
scena anche romantica
pistola inclusa
non fosse forse per Rurkey Jamson,
centodieci chili
sdraiati sotto la pompa quattro
una pistola di fianco
e gran parte del cervello
spalmato sino alla pompa cinque.
salgono in macchina
"..Now I ain't sayin' that makes me an innocent man
But it was more 'n all this that put that gun in my hand.."
SCENA 03
Pioggia
pioggia su tettoia e lamiera
pioggia sul ballatoio in legno
sulla scritta al neon
pioggia sul fango del parcheggio
e sulla macchina
ferma
a motore acceso.
incessante e potente
densa
e ipnotica.
pioggia.
Il motel e' tristezza istituzionalizzata
un motel immerso in un diluvio
e' un'isola d'angoscia.
venti stanze su due piani
fuori vernice verde che si scrosta
dentro
odore di chiuso
e un arredo che ti preme sul petto.
un distributore di ghiaccio e uno di soda vicino alle scale
e fango
ovunque.
gratis.
Nella macchina c'è umida condensa di respiri
e vestiti bagnati
- cosa pensi di fare ?
gli sussurra soffiandogli nell'orecchio,
mentre lo sfiora con le labbra morbide,
il piccolo muso al riparo tra i suoi capelli.
Lui smette per un attimo di baciarle il collo
la guarda negli occhi
- credo che dovremmo sposarci
le dice
- Se vi viene fame a sole due miglia verso sud c'è una tavola calda
si chiude dietro la porta.
Un vecchio gentile in fondo
forse un po' strano
ma può non esserlo o non diventarlo
chi lavora di notte in un posto come questo ?
Mikey T.J. Benson si toglie il giubbotto bagnato
si slaccia entrambe le fondine
ne estrae una Beretta Cougar Inox
che poggia sul tavolo
e una Magnum Desert Eagle
che infila in un cassetto.
si svuota le tasche
quindici dollari e due fazzoletti usati in una.
Un accendino, un foglio con un indirizzo e due scatole di cartucce
nell'altra.
Si toglie gli stivali
Lei apre
l'acqua della vasca
ne esce
acqua rossa.
Prende la beretta
e si sdraia stanco sul letto aspettando
- Vieni ?
gli dice lei
fanno il bagno, amandosi con passione.
Albeggia e ha smesso di piovere
si buttano sul letto,
lei canta
piano
"I want to sleep beneath peaceful skies in my lover's bed
with a wide open country in my eyes
and these romantic dreams in my head"
si addormentano abbracciati
e fuori dalla finestra
a perdita d'occhio il Nebraska.
SCENA 04
La tavola calda e' rari
camionisti frettolosi
e una brutta signora di mezza età,
cento sigarette e modi sgarbati
French toast con sciroppo d'acero, del bacon, due spremute d'arancia.
Il caffè' e' di default.
le mosche in omaggio.
Dal tavolo
poggiato alla vetrata
vedono la statale,
le macchine passare
con tutte quelle
vite dentro.
Passa un camion
di quelli giganteschi che attraversano il paese
con dietro
come addormentati
tronchi per milioni
di anni.
Macchina dello sceriffo della contea
svolta
e posteggia quasi sotto il loro tavolo.
- Lo sai,
gli dice lei
- Lo sceriffo entra sempre nella tavola calda
succede in tutti i film
Lo sceriffo e' divisa abbondante, baffi mogi, cappellone che lo nasconde per meta'
e pistola che tocca le ginocchia.
entra, passo strascicato
che gli sceriffi si credono tutti cowboy
ma sembra si siano cagati nei pantaloni.
getta l'istituzionale occhiata di circostanza
- 'giorno Betty
mentre si arrampica sullo sgabello,
- 'orno sceriffo
le risponde.
Mikey si accende una sigaretta
- cazzochebuona,
la prima della giornata
lei gli sorride, gli sfiora
con la mano la mano,
glie la ruba, lo bacia e va al jukebox,
fumandosela.
Dio, quanto la ama.
si china
un poco
a leggerne le canzoni
osservata
da tutti.
infila un quarto di dollaro
preme due tasti
torna al tavolo
sorridendo allo sceriffo.
"I come from down in the valley where mister when you're young
They bring you up to do like your daddy done..."
- Che cazzo di canzone !
dice lui ad alta voce
girandosi un poco per cercare quella gran figa.
incontra pero' gli occhi di Mikey T.J. Benson
che lei gli e' di spalle.
E' l'ultima cosa che gli si sente dire
escludendo quello strozzato "porc.. !"
che gli si lancio' fuori dalla bocca assieme ad alcune gocce di sangue
mentre quindici centimetri di acciaio
gli aravano l'intestino.
Ma non e' omologabile.
SCENA 05
Mikey T.J. Benson ha la faccia sul marciapiede,
due costole incrinate
una probabile emorragia interna
e il volto così tumefatto che gli occhi non si aprono.
piove
e sotto di lui rosse
pozze di sangue diluito.
- Hai capito o no !?
pezzo di merda !
calcio
rivoglio i miei soldi
calcio
Sono in quattro
grossi
molto grossi
e pieni di cocaina.
Ma non basta questo a spiegare la scena.
Lo scrosciare dell'acqua gli rimbomba nella testa
mentre il dolore gli percorre tutto il corpo
respira a fatica
la bocca nel fango vermiglio.
l'ultima volta che ne aveva sentito il sapore aveva sette anni
e giuro' allora che non sarebbe mai più accaduto.
Donald Johnson, un suo compagno di scuola gli teneva un piede sulla testa deridendolo.
aveva preso le difese di Sarah che quel gigantesco ciccione ripetente molestava
com'era carina Sarah..
il mattino dopo lo aspettava fuori di casa sua
per risolverla
in maniera pulita.
sorride
sente ancora più male
erano le donne a farlo finire con la faccia nel fango
ride
cazzo che male !
- Cazzo ridi stronzo ?
calcio
tutto comincia a roteare
- Che minchia ci facciamo con sto' stronzo adesso ?
- Beh cominciamo col fargli la macchina
quanto meno
- Pessima idea !
voce di donna
alle loro spalle
Bella come un angelo caduto
in un cappotto di pelle nera,
i lunghi capelli bagnati incollati al viso
gli occhi verdi e veloci
e una Colt Diamondback cal. 38 in mano.
- Ora io e lui ce ne andiamo
e fra sette giorni voi avrete i vostri cazzo di soldi
chiaro ?
spara a due centimetri dal piede al più idiota dei quattro
che ce ne e' sempre uno idiota
chiaro ?
- Fra una settimana puta
fra una settimana...
Spiove
passa una macchina
dai finestrini esce una canzone
"...Promise me baby you won't let them find us
Hold me in your arms, let's let our love blind us
Cover me, shut the door and cover me
Well I'm looking for a lover who will come on in and cover me.."
SCENA 06
Bianche lenzuola
screziate di sangue
avvolgono come un sudario
quello che sembra un cristo deposto.
Seduta
ai piedi del letto
la sua Magdala
che a fatica
si può pensarne la vera più bella.
Con tutto il rispetto.
Pareti di parato verde
soffitto a bolle esplose
e un lampadario ventilatore
aggrappato
sputacchia una polvere di luce giallastra.
Sotto medicine e garze
un comodino
e sotto
moquette
da stare attenti
che ti distrai un attimo
e rimani inglobato
nello schifo stratificato.
La stanza, anonima d'albergo,
li nasconde da quattro giorni.
Fuori dalle persiane ogni tanto ancora piove.
Lei gli passa lenta
un panno sulla fronte
e sul petto
e lo bacia.
pensando
che non conosce neppure il suo nome.
dalla stanza di fianco arriva una canzone
" Lying in the heat of the night like prisoners all our lives
I get shivers down my spine and all I wanna do is hold you tight.."
SCENA 07
Il chiosco dei fiori
e' un casotto di plexiglas e lamiera.
Tutto
accuratamente fuori squadra.
Dentro
infilati e depressi
in attesa
di quel secco cellophane con sovrastampe verdi e blu
e del cappio di stagnola
fiori
presumibilmente.
Il tutto
inclusa l'idea d'averci a che fare
un'agonia.
- Che faccia seria hai
gli dice la bambina,
Cinque sei anni, lunghi capelli castani a boccoli
e due grandi occhi scuri.
- eppure non sono fiori da facceserie
quelli
indica col ditino le rose
mentre impercettibilmente si morde il labbro guardandolo pensosa.
Erano tra le rose più tristi che entrambi avessero mai visto
certo le più agonizzanti che lui avesse mai comprato
ma alternative non ce ne erano
non a Eckard alle cinque di pomeriggio di una giornata di merda come quella.
si guardano e scoppiano a ridere
complici
- Sono per una donna...
- E' morta ?
gli dice lei,
col suono di parole come neve.
lasciandolo di ghiaccio.
La guarda sorpreso
- Sono sei anni..
- Se l'ami ancora così tanto magari lei ti aiuterà ad incontrarne un'altra..
che chi ci ama vuole il nostro bene.
- Fanno sette dollari
gli dice il proprietario
prendendoli
con quelle sue mani grosse tutte un taglio e un cerotto.
La bambina non c'è più.
Si volta
la sua Trans Am nera
almeno c'è ancora
Finestrini abbassati,
ci passa di fianco e poggia delicatamente i fiori
sul sedile davanti
prosegue
entrando in un seveneleven.
Alle sue spalle
rapida una donna
passa di fianco alla macchina
vi getta dentro una borsa di pelle
che cade
ai piedi del sedile posteriore.
Si ferma una frazione di secondo a guardare
pesci spiaggiati da giorni
quelle stremate rose rosse
e prosegue oltre a passo spedito.
ma un poco sorridono
i suoi
occhi verdi.
SCENA 08
Spento
lampadario ventilatore
aggrappato
doppiamente inutile
spento.
Fuori dalle persiane non piove,
e attraverso
il sole
entra a tagli tra le lenzuola
a curvaluce sulla pelle,
sulle pelli.
Tatuato
un ouroboros
in tondo come un occhio che ti guarda
drago che si mangia la coda
tatuato
si agita,
sotto
i muscoli della schiena
in azione;
gli avambracci
tesi
che si tuffano tra le lenzuola dietro la sua morbida
schiena inarcata
la testa abbandonata all'indietro
occhi nell'acqua
mentre a piccoli morsi le sugge i capezzoli
possedendola.
SCENA 09
Visi nei visi
apre gli occhi nel tepore del suo respiro.
Tra scatole di medicine chiazza
di fosfori verdi
ventidue e trenta.
La bacia sugli occhi
- Dobbiamo andare
le sussurra piano
lasciando cadere
a piume le parole
in quell'orecchio da mordere
addormentato tra i capelli.
Assonnata
esce dalle lenzuola
morbida e sinuosa
languida
gatta.
Si guardano
occhi negli occhi
nei loro volti stanchi
e si baciano ancora
ma senza toccarsi,
che si sa come vanno queste cose.
e ridono.
Epilogo
Scena 10
Sta a isola nel nulla
cinto di pietre a secco
che sembrano
il sorriso d'un vechio
il cimitero di Danbury.
Sfiniti fiori di plastica,
che più tristi
son solo i ceri elettrici,
come scheletri
infilati alle ginocchia in urne di latta
vegliano.
Nell'ora in cui le cose
rincontrano la loro ombra
siede
boccoli di capelli castani
una bambina
Nel volto raccolto
i grandi occhi scuri
fissi all'orizzonte
a interrogarlo,
spandono
a polline
piccole
lacrime nel vento.
mentre un poco si morde il labbro.
I piedi a penzoloni
che la lapide e' più alta di lei.
la piccola mano
posa a piuma
sulla tomba del suo amore
la rosa più bella che la terra abbia fatto
che per un attimo
tutto tace
e il cielo si ferma
a guardare in silenzio.
Postfazione
ovvero
parliamoci un po' addosso.
(...)
le parti non descritte non sono buchi, non sono mancanze;
sono regali all'anima del lettore, che nella prima scena e' probabilmente certo che qualcuno abbia fatto qualcosa
ma nella decima, e sono io ad esserne abbastanza certo, non lo sarà più tanto.
(...)
Le citazioni in inglese alla fine d'ogni scena sono tratte da canzoni di Bruce Springsteen,
cantore del sottoproletariato statunitense
che peraltro non disdegna storie di reietti e sconfitti
L'ambientazione e' una piantina del Nebraska scaricata da internet;
è finta, come tutto il resto, che del resto, e' un romanzo;
l'ambientazione e' scusa e pretesto, possibilità di caricare psicologicamente delle situazioni,
permettere degli accadimenti legandone lo svolgimento a luoghi (evocativi).
Il resto e' solo straripante io trasfigurato, che chi scrive e' tutto e tutti:
i sassi del deserto e la pioggia che cade,
un macchina che sfreccia, un motel che si scrosta e un maledetto che muore.
milano, venticinqueagostoduemilaquattro.
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